Alessandria, 1821

La Storia

La mattina del 10 marzo 1821, sul pennone della Cittadella è sventolato un tricolore: il primo invito a tutti gli uomini della penisola ad iniziare la guerra di liberazione dall’occupazione austriaca. Le testimonianze sono discordanti, ma è probabile che quella bandiera non fosse bianca, rossa e verde, bensì azzurra, rossa e nera a strisce orizzontali: cioè il tricolore della Carboneria preso in prestito per dare agli italiani tempo e modo di scegliere da soli il proprio destino e i propri colori.

Nella notte un gruppo di ufficiali e sottufficiali aveva rotto gli indugi che attardavano i cospiratori torinesi ed era entrato nella fortezza occupandola con qualche centinaio di soldati ed assumendo così il controllo della piazza di Alessandria. Tre colpi di cannone erano il segnale atteso dai carbonari alessandrini per muoversi: riuniti nella fortezza militari e civili avevano subito dato vita ad una Giunta provvisoria “incaricata di provvedere ai bisogni della Patria fino quando il Re avrà legittimata la sua autorità come Re d’Italia col giuramento alla Costituzione. Cittadini! L’ora dell’italiana indipendenza è suonata!”

Rileggere oggi queste parole pronunciate per la prima volta quel 10 marzo 1821 in Alessandria e da alessandrini, se rende pretestuose le rivendicazioni di priorità di altre bandiere e di altri luoghi, intende restituire alla città e alla sua Cittadella la consapevolezza e l’orgoglio d’aver iniziato duecento anni or sono il Risorgimento nazionale. Con Dossena, Franzini, Rattazzi e un giovane Vochieri.

I trenta giorni della Rivoluzione piemontese

I modelli costituzionali cui fanno riferimento i moti europei del primo decennio della Restaurazione, sono sostanzialmente due: la Carta francese del 1815, decisamente conservativa, che piaceva soprattutto ai moderati e la Costituzione spagnola del ’12, la più avanzata in senso liberaldemocratico, su cui puntava specialmente il mondo delle sette (Carbonari, Adelfi, Federati, ecc.).

1820

Gennaio. Pronunciamento delle truppe spagnole a Cadice per ottenere da Ferdinando VII il ripristino della costituzione del 1812; nell’estate il moto costituzionale si estende anche in Portogallo.

Luglio. Regno delle Due Sicilie. La sollevazione della guarnigione di Nola che si estende ad altre guarnigioni periferiche è di matrice carbonara e mira a ottenere la concessione della Costituzione spagnola del ‘12. Poco dopo Nola anche Palermo e buona parte della Sicilia si sollevano.

Ottobre. Arresto a Milano di Pellico, Maroncelli, Gioia, ecc. legati al gruppo dei Federati.

1821

Gennaio 11.  A Torino una dimostrazione liberale di qualche dozzina di studenti universitari – si erano presentati a teatro col berretto “frigio” con chiaro richiamo alla rivoluzione francese – è repressa con durezza dalla polizia sabauda.
Come nel Mezzogiorno, in Piemonte democratici e moderati sono divisi: a Torino nobili e ufficiali politicamente avanzati (vicini al principe ereditario che apprezza le loro opinioni) pensano a un costituzionalismo molto moderato, mentre i “federati” (particolarmente consolidati in provincia e soprattutto nell’Alessandrino) puntano senza ambiguità sulla Costituzione spagnola del ’12.
 
Febbraio. Il via libera dato dalla Santa Alleanza all’intervento austriaco in Italia meridionale provoca la reazione del mondo settario che, aprendo altri fronti nella penisola, intende interdire la marcia austriaca verso il Mezzogiorno e innescare, con la chiamata alle armi di tutti gli italiani, il processo di unificazione nella penisola. La quasi perfetta coincidenza temporale tra la sconfitta a Rieti delle truppe costituzionali napoletane ad opera degli austriaci e l’inizio del moto in Piemonte indica l’esistenza di un piano nazionale largamente noto e condiviso in periferia.
 

Marzo 6, 7 e 8. I colloqui tra i cospiratori torinesi (Santarosa, Moffa di Lisio, Collegno, ecc.) e Carlo Alberto rivelano che di fronte alla prospettiva di un ammutinamento dell’esercito per imporre a re Vittorio Emanuele la costituzione previsto per l’8 marzo, il principe ritira la propria (vera o presunta, non è dato sapere ad oggi) adesione data nei giorni precedenti.

Marzo 8. Da Torino parte l’avviso di non muoversi e di attendere nuovi ordini. Sia i federati di Alessandria sia quelli di Fossano, sono sicuramente informati ma, trascorse 24 ore, decidono di non obbedire evidenziando la determinazione delle periferie, rispetto all’attendismo della capitale. 

Marzo 9. La brigata Genova con Palma, Baronis e Bianco di St. Jorioz e la Brigata Savoia con il comandante Regis e il suo vice Ansaldi nella notte occupano la Cittadella diffondendo la voce di un imminente arrivo di Carlo Alberto. Subito i cospiratori aprono le porte della Fortezza ad Appiani, Dossena, Rattazzi, Luzzi, Franzini ecc. accompagnati da un centinaio di altri civili.

Marzo 10. Alcuni colpi di cannone sparati nella notte avvisano Alessandria, il Governatore savoiardo De Varax e il Comandante di piazza Saibante, che sta succedendo qualcosa fuori dall’ordinario. La mattina quando sul pennone di Porta Reale sale la bandiera nera, rossa e azzurra dei Federati (o, secondo Santarosa, quella rossa, verde e azzurra dei carbonari di Napoli) le cose si chiariscono, tanto più che appare in città un proclama col quale si promulga la Costituzione spagnola del 1812, si istituisce una Giunta Provvisoria in attesa di una Giunta Nazionale che sarà “legittimamente costituita quando il Re avrà reso sacra ed inviolabile la sua persona, e legittimata la sua autorità come Re d’Italia”. Nel corso della giornata si diffonde notizia che la guarnigione di Fossano è insorta seguita poi da Carmagnola, Saluzzo, Carignano mentre l’adesione alla Costituzione arriva anche da Voghera e dall’Oltrepò.

Marzo 11. Invitato a giurare la Costituzione, il Governatore De Varax abbandona Alessandria dove invece si dirigono Santarosa, Moffa di Lisio e Collegno dopo aver finalmente optato per il moto. Contemporaneamente fallisce il tentativo di far insorgere Torino ad opera di Ferrero e Avezzana che, con un centinaio d’uomini ed altrettanti studenti, si arrestano a San Salvario per evitare lo scontro con le truppe realiste: da lì ripiegano dirigendosi anche loro su Alessandria dove Ansaldi attraverso un proclama non datato ma collocabile tra l’11 e il 12 marzo lancia il grido di guerra contro l’Austria “Cittadini! Lo stendardo del dispotismo è per sempre curvato a terra fra noi. … La patria che ha gemuto (sic!) sotto il peso di obbrobriose catene, respira finalmente l’aure soavi di fraternità …. Cittadini! L’ora dell’italiana indipendenza è suonata!”.

La Giunta Provvisoria sopprime la civica amministrazione in carica e la surroga con una nuova municipalità di 20 membri, sindaco Ambrogio Maria Ghilini (che dopo qualche giorno rinuncia e viene sostituito da Bartolomeo Zani del Frà).

 Marzo 12. Con grandi difficoltà e dopo diversi tentativi anche la Cittadella di Torino viene occupata dai costituzionali mentre disordini si diffondono in città. Nella notte Vittorio Emanuele abdica a favore del fratello Carlo Felice lasciando la reggenza a Carlo Alberto ed abbandona lo Stato. Intanto ad Alessandria le truppe realiste escono dalla città condotte dal Comandante Regis che per un paio di giorni cercherà ancora di guadagnare ufficiali e soldati alla causa costituzionale. 

Marzo 13. Pressato dagli eventi e, va detto, poco sostenuto dai ministri di Vittorio Emanuele, il Reggente alla fine della giornata annuncia da Palazzo Carignano che concederà la costituzione, ma ribadisce che i colori dello stato sono rappresentati solo e unicamente dalla bandiera sabauda e proibisce ogni esibizione esteriore – cioè coccarde, berretti e bandiere – che faccia riferimento alla carboneria. 

Marzo 14. Carlo Alberto concede formalmente la Costituzione spagnola sotto riserva dell’approvazione di Carlo Felice e insieme concede l’amnistia per i reati militari commessi dagli insorti (ammutinamento): la versione piemontese della carta costituzionale iberica già pronta nel magazzino della Stamperia reale viene immediatamente distribuita agli uffici pubblici. Il nuovo ministero nominato dal Reggente dà vita a una Giunta nazionale, presieduta dal canonico Marentini. Ad Alessandria il sindaco Ghilini pubblica il primo bando per la formazione della Guardia Nazionale.

Marzo 15.  Mentre la notizia del moto supera le Alpi raggiungendo anche la Savoia e trovandola assai meno ostile di quel che comunemente si ritiene, la situazione in Piemonte si complica per le difficoltà incontrate da Carlo Alberto nel formare un governo di reggenza, e per l’acuirsi della contrapposizione tra Torino e Alessandria cui il perdono sovrano ai militari insorti non garba affatto. La Giunta provinciale alessandrina con una lettera firmata anche da Santarosa, Collegno e Lisio, respinge con durezza il provvedimento del reggente: “noi che iniziammo questa felice mutazione di stato, mossi dal nostro zelo per l’indipendenza del Trono minacciata dai forestieri …. Speravamo non premi, ma riconoscenza: abbiamo amnistia!”.  Frattanto, all’interno dell’esercito, la frattura nella catena di comando provoca conflitti tra gli ufficiali e soprattutto diserzioni fra i soldati con conseguenti preoccupazioni fra le autorità civili anche perché si fa concreto il rischio di scontri tra le truppe costituzionali attestate ad Alessandria e quelle anti-costituzionali attestate a Novara.

Marzo 16.  Con l’arrivo nel Regno del proclama di Carlo Felice che sconfessa l’operato del reggente e chiede l’intervento austriaco per schiacciare i ribelli, la situazione precipita: Carlo Alberto si prepara a fuggire a Novara, mentre i costituzionali si vedono chiusi in un vicolo cieco. L’ordine del giorno del 21 con cui Santarosa accetta la reggenza del Ministero della Guerra esprime chiaramente questo stato di cose: la sua preoccupazione maggiore è e sarà impedire che “sorgano armi piemontesi contro armi piemontesi; petti di fratelli incontrino petti di fratelli!”. L’unica impossibile via d’uscita – e il pessimismo traspare dallo stesso odg del neo ministro – è convincere i “fratelli” piemontesi dell’uno e dell’altro schieramento che Carlo Felice è prigioniero dell’Austria. 

Marzo 18. Mentre il Reggente scioglie la Giunta Provvisoria provinciale di Alessandria, i “fratelli federati” torinesi di San Salvario – uno dei primi gruppi almeno in parte costituito da volontari che convergono su Alessandria – ringraziano gli alessandrini che li hanno accolti a braccia aperte: “amiche congiungemmo le destre”, ma il saluto suona come rifiuto di accettare lo scioglimento della Giunta e soprattutto come un appello alle armi contro l’Austria. 

Marzo 20. Santarosa fa ritorno ad Alessandria.

Marzo 21. Genova insorge contro il Governatore Des Geneys: l’agitazione dura alcuni giorni e si conclude con la fuga del Governatore. Nella notte Carlo Alberto abbandona di nascosto Torino per raggiungere la “fatal Novara”. 

Marzo 22. Estremo tentativo della Giunta alessandrina di gettare un ponte verso Casa Savoia: con un odg il Presidente Ansaldi sostituisce lo stendardo “tricolorato” che dalla Cittadella aveva  dato il via al moto con la bandiera sabauda perché, recita l’odg, la scelta dei colori della bandiera italiana è ”facoltà riservata al Parlamento Nazionale” e nell’attesa la Giunta “ha divisato saviamente di ripigliar l’uso dell’antico colore Nazionale … questo rispettabile Vessillo allo sventolar del quale pugnarono gli antichi Avi nostri”. 

Marzo 23. Con un manifesto intestato al Regno d’Italia e come tutti quelli successivi senza più riferimenti al Regno di Sardegna, il Presidente della Giunta provvisoria di Alessandria Ansaldi denuncia la fuga da Torino di Carlo Alberto e i “traditori, che resero forse il Principe vittima della loro seduzione”. Contemporaneamente il manifesto da notizia dell’insurrezione di Genova e, fake news, della sconfitta degli austriaci in Mezzogiorno: evidentemente per infondere un po’ di fiducia nelle truppe in cui le diserzioni si moltiplicavano. 

Marzo 25. Il legato russo a Torino Mocenigo cerca di evitare lo scontro tra costituzionali e anticostituzionali: se i primi avessero ceduto le armi, la Russia avrebbe impedito l’ingresso in Piemonte dell’esercito austriaco, avrebbe garantito l’amnistia e uno statuto. D’accordo con i ministri Santarosa e Dalpozzo, si porta ad Alessandria il canonico Marentini per trattare con Ansaldi e la sua Giunta che, impuntandosi sulla conservazione della Costituzione spagnola, respingono ogni mediazione. 

Marzo 26. La Giunta Provvisoria di Alessandria viene sciolta di fatto mentre il suo segretario, avvocato Luzzi, viene nominato membro della Giunta centrale di Torino.

Marzo 27. Urbano Rattazzi è nominato dalla Giunta di Torino Capo politico della Provincia di Alessandria e il suo primo atto è l’invito alle amministrazioni comunali ad accelerare l’organizzazione della Guardia Nazionale. Intanto procedono gli appelli per raccogliere ad Alessandria volontari e militari favorevoli alla causa costituzionale: la stessa cosa, con più successo, fa il generale La Tour da Novara. Da Alessandria le truppe costituzionali muovono verso Casale per avvicinarsi allo schieramento austro-piemontese

Aprile 3. Carlo Felice con un nuovo proclama da Modena dichiara ribelli tutti i sudditi che hanno parteggiato per la costituzione, accusa di fellonia gli ufficiali e promette indulgenza soltanto per i soldati

Aprile 4-8.  La Tour esce da Novara dirigendo verso Torino e i costituzionali al comando di Regis muovono verso Vercelli, verso cui muove il giorno dopo anche il Regis che il 7 si accampa sulle rive dell’Agogna. Il giorno dopo i costituzionali si trovano di fronte La Tour e 8000 austriaci e sono battuti. Sotto l’incalzare della cavalleria austriaca, la ritirata si trasforma presto in rotta e gran parte dei costituzionali dirigono su Alessandria con l’idea di tentare lì un’estrema resistenza.

Aprile 9. Ad Alessandria un gruppo di militari realisti depone Ansaldi e la Giunta provinciale. Gli sconfitti si dirigono per diverse vie su Genova o Savona per fuggire via mare.

Aprile 10. La municipalità di Alessandria – non ancora occupata dagli austriaci – per paura di disordini stabilisce il coprifuoco e subito dopo, con una seconda delibera, decreta l’immediata presa di servizio della Guardia Urbana, i cui ufficiali sono tutti consiglieri comunali.

Aprile 11. La Segreteria di Stato per gli Affari Interni ordina il ripristino delle amministrazioni comunali in carica prima del 10 marzo e la cessazione del Capo Politico della Provincia. Alessandria è occupata militarmente dalle truppe austriache (che vi resteranno fino al 30 settembre 1823).

Aprile 13. La Municipalità nomina due delegazioni per porgere atto di omaggio e sudditanza a Vittorio Emanuele (a Nizza), a Carlo Felice (a Modena) e al generale La Tour (a Torino). Francesco Guasco di Bisio e Antonio Piolo vengono inviati a Modena, Luigi Lovera di Castiglione e Bartolomeo Zani del Frà prima a Torino e poi a Nizza.

Aprile 24. Vengono sciolti i seguenti corpi: le Brigate Monferrato, Saluzzo, Alessandria e Genova (di fanteria), i Reggimenti Dragoni della Regina e Cavalleggeri del Re (di cavalleria).

Aprile 26. Thaon di Revel, luogotenente generale ne’Regi Stati, costituisce la Regia Delegazione per indagare sui reati di ribellione, insubordinazione e tradimento commessi nei moti del marzo. Dal giorno successivo si attiva anche una Commissione militare.

Luglio 19. La Regia Delegazione, presieduta dal generale De Varax, pronuncia le prime condanne a morte per gli inquisiti dei fatti di Alessandria. Dal 7 maggio al 1° ottobre 1821 la corte giudicante pronuncia 180 condanne, di cui 95 in contumacia.

1823

Ottobre. I costituzionali spagnoli sono sconfitti da un esercito franco-ispanico nelle cui fila milita anche Carlo Alberto, mentre sull’altro fronte hanno combattuto moltissimi compromessi del ’21 piemontese e italiano.

1829

Agosto. Pace di Adrianopoli e indipendenza della Grecia per la cui causa sono caduti molti italiani esuli del ’20 e del ’21.

Alessandria1821.it – Associazione Amici del Plana – CF: 96022270068 © 2018. All Rights Reserved

Privacy Policy / Terms of Use